Guida allo sviluppo di applicazioni Android : Lezione 2

Dopo aver preparato il nostro ambiente di sviluppo per le nostre applicazioni Android ( vedi Guida allo sviluppo di applicazioni Android : Lezione 1 ) vediamo di mettere a punto gli ultimi ritocchi e capire com’è fatta la struttura di un progetto.

Android-Developers

Una volta create, per testare le nostre applicazioni Android avremo bisogno di un dispositivo sul quale provare tutte le varie funzionalità. Per fare questo abbiamo a disposizione 2 possibilità:

  1. Un dispositivo fisico: in questo caso sarà il nostro stesso smartphone sul quale il nostro progetto verrà lanciato automaticamente per eseguire il debug dell’applicazione.
  2. Un virtual device: solitamente la scelta più utilizzata. In questo caso potremo create un dispositivo virtuale che verrà usato per il debug. Questa opzione offre sia vantaggi che svantaggi, vediamo quali.
    Vantaggi:

    • possiamo ad esempio realizzare un’applicazione per un tablet anche se non ne possediamo uno
    • non dobbiamo mettere “a rischio” il nostro smartphone con codice che potrebbe danneggiarlo o farci perdere dati

    Svantaggi:

    • consumo di memoria
    • tempi di avvio abbastanza alti ( in genere comunque va specificato che il virtual device va avviato al primo debug e in seguito, a parte grossi sconvolgimenti del progetto, come nuove librerie, rimarrà sempre attivo )

    Vediamo quindi come aggiungere un nuovo virtual device da utilizzare per le nostre applicazioni Android. Dal menu Window di Eclipse scegliamo la voce Android Virtual Device Manager.
    Android Virtual Device Manager list
    A questo punto ci troveremo davanti ad una finestra che ci elencherà tutti i virtual device che possono essere utilizzati per il test delle nostre applicazioni Android. Per aggiungerne uno clicchiamo su New… e nella finestra successiva ci verranno proposte tutte le caratteristiche con le quali il virtual device verrà creato.
    Create new Android Virtual Device (AVD)
    Vediamo di capire quelle principali:

    • AVD Name: nome di convenienza dato al virtual device utilizzato quando, al momento del test dell’applicazione, dovremo sceglierne uno.
    • Device: rappresenta un template di partenza. Sono presenti alcune configurazione riguardanti gli smartphone di Google ( ad esempio i Nexus ) e alcune più generali. Dovremo scegliere quella che più si avvicina al nostro target visto che comunque successivamente potremo modificare alcune caratteristiche.
    • Target: indica la versione di Android utilizzata dal virtual device.

    Queste 3 proprietà sono sufficienti per creare un virtual device quelle che seguono possono essere modificate in base a diverse esigenze dell’applicazione ( camera anteriore o posteriore, ram, scheda SD, ecc… )

A questo punto possiamo iniziare a creare il nostro primo progetto, vediamo quindi come fare e capirne la struttura.

Dal menu File di Eclipse clicchiamo su New, scegliamo Other… e nella finestra successiva selezioniamo Android Application Project.
New Android Project
New Android Application
Ora ci verranno richieste alcune informazioni basilari sulle quali le nostre applicazioni Android verranno create.

  • Application name: sarà il nome vero e proprio della nostra applicazione, ad esempio “MobileOS Test App”.
  • Project Name: indica il nome del progetto. Solitamente per convenzione rispetta il nome dell’App senza spazi o caratteri particolari ( %,&,”,ecc…), ad esempio “MobileOSTestApp”
  • Package Name: indica il package base sul quale andremo a lavorare. Il nome è a pura discrezione dell’autore e solitamente è scritto in minuscolo, ad esempio “mobile.os.app”
  • Minimum Required SDK: rappresenterà il requisito minimo con cui la vostra applicazione potrà essere utilizzata
  • Target SDK: rappresenta il versione delle api per la quale la vostra applicazione è stata progettata
  • Compile with: indicherà al compilatore con che versione delle api dovrà essere compilata la vostra app
  • Theme: a discrezione dell’autore indica quale tema deve essere utilizzato.

Configurata questa prima parte del wizard possiamo continuare lasciando tutti i valori come ci vengono proposti ( eventualmente impostare una icona quando viene richiesto ), fino al momento della scelta dell’Activity. In questo caso è bene che chiunque intenda affacciarsi allo sviluppo di applicazioni Android legga attentamente quanto scritto nel sito per sviluppatori di Android perchè serve comprendere perfettamente cosa si intende per Activity, come si utilizza e come interagire con essa. Più avanti per chi ne volesse sapere di più realizzerò una lezione solo per trattare questo tema.

Android Project

Concluso quindi il nostro wizard ci ritroveremo di fronte al nostro primo progetto. Le 3 parti fondamentali che lo formano sono:

  1. src: qui ritroveremo all’inizio il package creato nel wizard del progetto e tutte le classi che andremo a creare, come dice l’acronimo saranno ospitati tutti i sorgenti dell’applicazione.
  2. gen: cartella creata in automatico che contiene l’importantissima classe R.java che serve sostanzialmente per garantire la corretta esecuzione della nostra applicazione gestendo tutte le associazioni delle risorse del progetto.
  3. res: contiene tutte le risorse della nostra applicazione come layout, immagini, ecc…

 

Nell’immagine qui a fianco potete vedere come appare il nostro progetto appena creato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questo momento è tutto. Nelle prossime guide vedremo per chi non è riuscito a capire le varie parti di cui si compone il framework di dare spiegazioni concise ma complete.

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