Caso Vodafone e intercettazioni Italia, il numero più alto secondo il rapporto

Caso Vodafone, anche l’Italia è nella lista dei paesi dove le telefonate vengono spiate dal Governo. Il numero di intercettazioni sale per via della presenza delle mafie, questa dinamica viene spiegata e approfondita da diversi specialisti.

La rivelazione arriva dopo diverse informazioni rilasciate sul caso Vodafone e dopo aver rilevato che in molti paesi i governi intercettano le telefonate il colosso afferma che l’Italia è il paese con il maggior uso di questa pratica.

intercettazioni

Nel rapporto sul caso Vodafone si legge che in Italia vengono registrate ben 606.000 telefonate, che al momento risulta essere il numero più alto rispetto ai Governi finora citati.

In Italia, secondo il Guardian, il numero di intercettazioni sale per via della presenza delle mafie, questo porterebbe un alto livello di intrusioni della polizia sempre secondo il giornale. Sul Corriere la dinamica viene ancorpiù approfondita e interviene a proposito l’Iliia, associazione delle aziende che operano nei servizi di intercettazione e che spiega come il sistema di intercettazioni sia soprattutto garantista. Approfondimento del Corriere.

Sulla questione intercettazioni però le opinioni da sempre si dividono e il caso Vodafone ha riportato l’attenzione mediatica su questo tema importante ma anche al’attenzione della Comunità Europea chiamata a creare un sistema di norme comuni da seguire e in grado di equilibrare il rapporto tra sicurezza e privacy.

Antonello Soro è il Presidente dell’Autorita Garante per la privacy e lancia un allarme.“Non è tollerabile che i Governi svolgano un’opera di sorveglianza così massiva, generalizzata ed indiscriminata come quella rivelata dal Rapporto Vodafone”. “Così come non è accettabile che i Governi accedano direttamente alle telefonate dei cittadini, al di fuori delle garanzie previste dalla legge e senza un provvedimento della magistratura. E questo vale innanzitutto per i Paesi europei dove vige un ordinamento rispettoso dei diritti fondamentali delle persone. Quello che a partire dal Datagate sta emergendo a livello globale – sottolinea Soro – è l’assoluta necessità di ripensare e riequilibrare il rapporto tra sicurezza e privacy, spostando il baricentro nella direzione della difesa del diritto al rispetto della persona e quindi della sua libertà e della sua dignità”.

Fonte 1 Fonte 2

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