Il campus universitario in un Ipad

Chi ha più di 30 anni e si è ritrovato ad andare a scuola con zaini pesanti, pieni di libri spesso inutili, conosce bene quello stato d’animo in cui si immaginava (in alcuni casi sognando) un futuro nel quale gli studenti si muovo tra casa e scuola dotati unicamente di un “dispositivo elettronico” (non meglio identificato, o da identificare) in grado di fare da libro e da quaderno in base alle necessità.
Ebbene quel futuro che in molti hanno sognato negli anni passati, oggi potrebbe essere già diventato una realtà consolidata grazie alle nuove proposte che vengono dagli store di applicazioni per dispositivi mobili, non ultimo App Store (ma anche Play Store è molto ricco), con tantissime nuove utilities per chi studia come l’app per prendere appunti, quella che fa da diario e quella da utilizzare a mo’ di libretto universitario.

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Ma questa nuova dimensione dello studio che potrebbe portare a racchiudere un intero campus universitario in un dispositivo elettronico (quello tanto sognato nei decenni passati) e che, senza andare lontano, potremmo immaginare essere un iPad, viene spinta dalla crescita di una nuova formula di istruzione universitaria che è quelle proposta dagli atenei online.
Si diceva:” il campus in un iPad”. Ma come materialmente gli atenei online che comunque dispongono di campus a regola d’arte, sono in grado di dar forma a questo concetto? In tali istituti è possibile seguire i più disparati corsi di laurea conseguendo titoli di studio equipollenti a quelli rilasciati dalle università tradizionali.

I corsi sono però erogati “a distanza”; questo significa che tramite un device connesso ad internet come un iPad è possibile seguire in streaming le lezioni tenute dai docenti, sia “in diretta” sia “in differita”. In realtà questa seconda forma è la principale peculiarità di una università online, ovvero quella di dare ai propri studenti la facoltà di seguire le lezioni da dove possono e quando possono. Un concetto fondamentale tanto più in un periodo come questo in cui (dati Almaurea) quasi il 30% degli studenti universitari è costretto a lavorare già durante gli anni dell’università per finanziare (o almeno sostenere) i propri studi.

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