Charlie Hebdo: Zuckerberg sfida gli estremisti con un post su Facebook

 

Charlie Hebdo: Zuckerberg sfida gli estremisti con un post su Facebook, al momento della scrittura il messaggio è stato condiviso da oltre 20.000 persone e ha ricevuto oltre 232 mila like, il messaggio è statp inserito nell’astag #JeSuisCharlie.

messaggio zuckerberg

La vicenda di Charlie Hedbo ha sconvolto il mondo, dalla società civile alle associazioni impegnate contro la violenza, il razzismo, la guerra e il terrorismo. Dal giornalismo al mondo del Web e dei Social Network perché oggi questi tre settori non solo sono fortemente legati in un percorso di sviluppo ormai incrociato.

Due uomini armati e incappucciati sono entrati dentro la redazione francese di Charlie Hebdo e hanno colpito diverse persone, uccidendo il direttore, un poliziotto di cui girano terribili immagini dell’esecuzione avvenuta e altre vittime. Il tutto sembrerebbe partito dopo una vignetta pubblicata su Twitter, ma le dinamiche sono ancora sotto analisi degli inquirenti e in queste ultime ore i terroristi si sono barricati dentro un’azienda con un ostaggio, fuori 88 mila uomini li stanno braccando e al momento la situazione è stabile con un asserragliamento fuori dall’azienda di segnaletica a Dammartin En Goele dove i due killer si sono rifugiati.

In questo contesto il Web fa sentire la sua voce  su Charlie Hebdo e la sua vicinanza alle vittime ferite, alle famiglie delle persone uccise e alla libertà di stampa e di opinione. Dal popolo dei Social Network sono numerose le manifestazioni di solidarietà, tra foto di matite spezzate, frasi, omaggi e fiaccolate organizzate. Il creatore di Facebook ha lanciato il suo messaggio: Facebook non sarà messo a tacere e ha rilasciato delle dichiarazioni importanti con un post sul suo profilo personale.

“«Questo è quello che tutti noi abbiamo bisogno di respingere: un gruppo di estremisti che cercano di mettere a tacere le voci e le opinioni di tutti gli altri in tutto il mondo. Non lascerò che accada su Facebook. Io sono impegnato a costruire un servizio in cui è possibile parlare liberamente senza timore di violenze. I miei pensieri vanno alle vittime, alle loro famiglie, ai cittadini francesi e alle persone che nel mondo scelgono di condividere le proprie opinioni e le proprie idee, anche quando questo richiede coraggio. Alcuni anni fa un estremista in Pakistan ha combattuto per farmi condannare a morte perché Facebook aveva rifiutato di vietare un contenuto su Maometto che lo aveva offeso. Voci diverse, anche se a volte sono offensive, possono rendere il mondo migliore e più interessante. Noi rispettiamo le leggi in ogni nazione, ma non abbiamo mai consentito che un Paese o un gruppo di persone decidesse quello che la gente può condividere nel mondo”.

 

Fonte: La Stampa

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