Un Android per l’Internet delle Cose (Internet of Things): nome in codice ‘Brillo’

Una versione di Android per l’Internet delle Cose (IoT) è la nuova frontiera di sviluppo di Google.

Le versioni odierne di Android prevedono l’applicazione su dispositivi con una RAM non inferiore ai 512MB, che è il corrispondente quantitativo limite per qualsiasi dispositivo mobile. L’obiettivo del progetto, dal nome in codice ‘Brillo‘, è rendere disponibile Android su dispositivi con appena 32MB di RAM.

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Tali micro dispositivi vanno a formare appunto l’Internet delle Cose, di cui forniamo ora un breve excursus.

“L’Internet delle Cose è vista come una possibile evoluzione dell’uso della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri” (P. Magrassi, Supranet in “Dizionario dell’economia digitale”).

In sostanza:

“Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete” (Casaleggio Associati in “L’evoluzione di Internet of Things”).

L’obiettivo è tracciare un identità elettronica che rispecchi l’identità del mondo reale, dei suoi oggetti e dei suoi ambienti. L’intento di Google con Android per l’Internet delle Cose è di rendersi portavoce e fautore di questa grande realtà fatta per le piccole cose appunto, garantendo le sue tecnologie come principale mezzo per tale sviluppo.

Se non ci è stato garantito nulla di ufficiale da parte di Google, ci aspettiamo annunci ufficiali o quantomeno aggiornamenti in tema durante il Google I/O 2015, l’annuale conferenza sullo sviluppo di Google, che si terrà a San Francisco il 28-29 Maggio.

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